Il contributo propone una rilettura del progetto di vita della persona con disabilità come costruzione di possibilità concrete di azione, partecipazione e autodeterminazione. Attraverso il dialogo tra ICF, Embodied Cognition e Capability Approach, l’articolo interpreta il funzionamento umano come processo situato, corporeo e relazionale, non riducibile alla diagnosi o alla prestazione individuale. In questa prospettiva, il progetto di vita non coincide con la semplice organizzazione di servizi, ma richiede la costruzione di contesti, sostegni e accomodamenti capaci di ampliare le condizioni effettive di agency. Ne deriva una concezione del progetto di vita come dispositivo pedagogico e istituzionale orientato non soltanto alla protezione della persona, ma alla promozione di una vita più ampia, partecipata e significativa.
Progettare per una vita “lunga o larga”? ICF ed Embodied Cognition al servizio della persona
Sara Pellegrini;Riccardo Sebastiani
2026-01-01
Abstract
Il contributo propone una rilettura del progetto di vita della persona con disabilità come costruzione di possibilità concrete di azione, partecipazione e autodeterminazione. Attraverso il dialogo tra ICF, Embodied Cognition e Capability Approach, l’articolo interpreta il funzionamento umano come processo situato, corporeo e relazionale, non riducibile alla diagnosi o alla prestazione individuale. In questa prospettiva, il progetto di vita non coincide con la semplice organizzazione di servizi, ma richiede la costruzione di contesti, sostegni e accomodamenti capaci di ampliare le condizioni effettive di agency. Ne deriva una concezione del progetto di vita come dispositivo pedagogico e istituzionale orientato non soltanto alla protezione della persona, ma alla promozione di una vita più ampia, partecipata e significativa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


