La pratica femminile – e femminista – della narrazione autobiografica permette alle voci storicamente inascoltate e silenziate di riportare il proprio vissuto individuale, che assume un valore storico, sociale e culturale. Tramite lo sguardo della pedagogia della parola, la narrazione autobiografica è intesa come una pratica di emancipazione e di giustizia sociale, in cui la parola è spazio e dispositivo di libertà, in grado di riconoscere e validare i bisogni e le rivendicazioni identitarie. Le voci di bell hooks, Audre Lorde e Gloria E. Anzaldúa rappresentano in modo paradigmatico il ruolo della narrazione e della parola nel decostruire la socializzazione imposta, controvertendo i sistemi di potere che agiscono sui corpi e sulle identità (Anzaldúa, 1987/2022; hooks, 1989/2015; Lorde, 1984/2022; Moraga e Anzaldúa, 1981/2002) e alimentando il pensiero critico e la connessione collettiva. Il presente elaborato intende analizzare la narrazione autobiografica – nelle opere di donne e soggettività marginalizzate e in pratiche educative fondate sulla parola – come atto dialogico ed educativo, costitutivo di un processo collettivo di coscientizzazione e liberazione (Freire, 1968/2018).
Voci femminili e identità mestizas. L’autobiografia come dispositivo educativo di contronarrazione intersezionale
Aurora Bulgarelli
2026-01-01
Abstract
La pratica femminile – e femminista – della narrazione autobiografica permette alle voci storicamente inascoltate e silenziate di riportare il proprio vissuto individuale, che assume un valore storico, sociale e culturale. Tramite lo sguardo della pedagogia della parola, la narrazione autobiografica è intesa come una pratica di emancipazione e di giustizia sociale, in cui la parola è spazio e dispositivo di libertà, in grado di riconoscere e validare i bisogni e le rivendicazioni identitarie. Le voci di bell hooks, Audre Lorde e Gloria E. Anzaldúa rappresentano in modo paradigmatico il ruolo della narrazione e della parola nel decostruire la socializzazione imposta, controvertendo i sistemi di potere che agiscono sui corpi e sulle identità (Anzaldúa, 1987/2022; hooks, 1989/2015; Lorde, 1984/2022; Moraga e Anzaldúa, 1981/2002) e alimentando il pensiero critico e la connessione collettiva. Il presente elaborato intende analizzare la narrazione autobiografica – nelle opere di donne e soggettività marginalizzate e in pratiche educative fondate sulla parola – come atto dialogico ed educativo, costitutivo di un processo collettivo di coscientizzazione e liberazione (Freire, 1968/2018).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


