L’articolo esplora come le redazioni collettive nei media digitali dedicati alla critica teatrale possano fungere da spazi di intelligenza collettiva, come teorizzato dalle psicologie connettive e dalla tecnopsicologia. L'evoluzione dei media digitali, trattata da Bolter e Grusin nel concetto di remediation, ha ridefinito – indirettamente – il ruolo della critica teatrale, spostando l'autorità dal singolo critico a una rete di interazioni (Bolter & Grusin, 1999). Le piattaforme digitali consentono a critici, spettatori e artisti di contribuire in maniera partecipativa alla produzione di contenuti critici, promuovendo una democratizzazione della critica. Questo fenomeno si allinea con il concetto di intelligenza collettiva, secondo cui la conoscenza è generata dalla cooperazione tra individui (Lévy, 1997; De Kerckhove, 2010). Le redazioni collettive digitali, come quelle createsi negli anni tra il 2005 e il 2010 in Italia (Lo Gatto, 2022; Alonzo e Ponte di Pino, 2017), diventano quindi luoghi dove la critica non si basa più sulla figura isolata del critico, ma sull'interazione di più voci che riflettono la molteplicità delle prospettive (Deriu, 2014). La tecnopsicologia sottolinea come le tecnologie digitali influenzino i processi cognitivi e critici, permettendo l’estensione della mente umana attraverso strumenti tecnologici che amplificano l’intelligenza distribuita (De Kerckhove, 2014). In questo senso, il concetto di autorevolezza cambia: non è più legato solo all'esperienza del critico, ma alla sua capacità di interagire e coinvolgere una comunità attraverso piattaforme come blog, webzine e social media (Lo Gatto, 2022).
Critica teatrale e intelligenza collettiva. Prospettive tecnopsicologiche delle redazioni digitali
sergio lo gatto
2025-01-01
Abstract
L’articolo esplora come le redazioni collettive nei media digitali dedicati alla critica teatrale possano fungere da spazi di intelligenza collettiva, come teorizzato dalle psicologie connettive e dalla tecnopsicologia. L'evoluzione dei media digitali, trattata da Bolter e Grusin nel concetto di remediation, ha ridefinito – indirettamente – il ruolo della critica teatrale, spostando l'autorità dal singolo critico a una rete di interazioni (Bolter & Grusin, 1999). Le piattaforme digitali consentono a critici, spettatori e artisti di contribuire in maniera partecipativa alla produzione di contenuti critici, promuovendo una democratizzazione della critica. Questo fenomeno si allinea con il concetto di intelligenza collettiva, secondo cui la conoscenza è generata dalla cooperazione tra individui (Lévy, 1997; De Kerckhove, 2010). Le redazioni collettive digitali, come quelle createsi negli anni tra il 2005 e il 2010 in Italia (Lo Gatto, 2022; Alonzo e Ponte di Pino, 2017), diventano quindi luoghi dove la critica non si basa più sulla figura isolata del critico, ma sull'interazione di più voci che riflettono la molteplicità delle prospettive (Deriu, 2014). La tecnopsicologia sottolinea come le tecnologie digitali influenzino i processi cognitivi e critici, permettendo l’estensione della mente umana attraverso strumenti tecnologici che amplificano l’intelligenza distribuita (De Kerckhove, 2014). In questo senso, il concetto di autorevolezza cambia: non è più legato solo all'esperienza del critico, ma alla sua capacità di interagire e coinvolgere una comunità attraverso piattaforme come blog, webzine e social media (Lo Gatto, 2022).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


