“Si narra sia esistito un automa che era stato costruito in modo tale da opporre a ogni mossa di un giocatore di scacchi una contromossa che gli assicurava la vittoria della partita…”. È questo il celeberrimo incipit della Prima tesi Sul concetto di storia che Benjamin scrisse nel 1939-40. Questa tesi suggerisce una costellazione di questioni che muovono dalla figura dell’automa e dal suo misterioso inquilino, il nano gobbo nascosto al suo interno. Come noto, è nell’interazione tra teologia e materialismo storico che Benjamin scorge una via di uscita dalla terribile situazione che si stava delineando con l’inizio della Seconda guerra mondiale, con l’asse tra i fascismi e l’alleanza tra regimi autoritari e grande capitale. L’intersezione tra materialismo storico e teologia ha suggerito nei decenni le più varie interpretazioni, adesioni o critiche. Questo primo numero di Walter. Benjamin & Co. vuole interrogare la Prima tesi a partire dalle molte questioni che sollecitano il nostro presente, per allargarne la prospettiva oltre la filologia benjaminiana. Se in Benjamin la figura dell’automa è in realtà un manichino che necessita di qualcuno o qualcosa che lo diriga, esplicitamente o meno, allo stato attuale l’automazione nelle sue varie forme comincia a prefigurare un’autonomia integrale: l’automa sembrerebbe vivere di vita propria, e sono molte le fughe in avanti, le utopie e/o distopie che immaginano o prospettano scenari o mitologie dell’automazione totale. Con la recente affermazione e i cospicui investimenti dedicati all’intelligenza artificiale, è tornato nuovamente in discussione il tema della costituzione del lavoro umano, sia dalla prospettiva di una sua sostituzione, e quindi di una liberazione dal lavoro, oppure, in prospettiva inversa, della minaccia rappresentata dallo scoprirsi superflua dell’opera umana. L’aneddoto di Benjamin, ricavato da un racconto di Edgar Allan Poe, pone alla riflessione attuale la questione della persistenza di un’intelligenza invisibile, alternativa a quella algoritmica oggi dominante, capace di orientare anche in chiave politicamente emancipatoria e rivoluzionaria la prassi umana.
Automa/Automaton
Marco Filoni;
2026-01-01
Abstract
“Si narra sia esistito un automa che era stato costruito in modo tale da opporre a ogni mossa di un giocatore di scacchi una contromossa che gli assicurava la vittoria della partita…”. È questo il celeberrimo incipit della Prima tesi Sul concetto di storia che Benjamin scrisse nel 1939-40. Questa tesi suggerisce una costellazione di questioni che muovono dalla figura dell’automa e dal suo misterioso inquilino, il nano gobbo nascosto al suo interno. Come noto, è nell’interazione tra teologia e materialismo storico che Benjamin scorge una via di uscita dalla terribile situazione che si stava delineando con l’inizio della Seconda guerra mondiale, con l’asse tra i fascismi e l’alleanza tra regimi autoritari e grande capitale. L’intersezione tra materialismo storico e teologia ha suggerito nei decenni le più varie interpretazioni, adesioni o critiche. Questo primo numero di Walter. Benjamin & Co. vuole interrogare la Prima tesi a partire dalle molte questioni che sollecitano il nostro presente, per allargarne la prospettiva oltre la filologia benjaminiana. Se in Benjamin la figura dell’automa è in realtà un manichino che necessita di qualcuno o qualcosa che lo diriga, esplicitamente o meno, allo stato attuale l’automazione nelle sue varie forme comincia a prefigurare un’autonomia integrale: l’automa sembrerebbe vivere di vita propria, e sono molte le fughe in avanti, le utopie e/o distopie che immaginano o prospettano scenari o mitologie dell’automazione totale. Con la recente affermazione e i cospicui investimenti dedicati all’intelligenza artificiale, è tornato nuovamente in discussione il tema della costituzione del lavoro umano, sia dalla prospettiva di una sua sostituzione, e quindi di una liberazione dal lavoro, oppure, in prospettiva inversa, della minaccia rappresentata dallo scoprirsi superflua dell’opera umana. L’aneddoto di Benjamin, ricavato da un racconto di Edgar Allan Poe, pone alla riflessione attuale la questione della persistenza di un’intelligenza invisibile, alternativa a quella algoritmica oggi dominante, capace di orientare anche in chiave politicamente emancipatoria e rivoluzionaria la prassi umana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


